L'arbitrarietà del corpo umano: note a margine

Mercoledì 20 settembre è stata una data importante per il cammino del MOS – Seminario Permanente di Etica. Le aule del Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali dell’Università Ca’ Foscari hanno ospitato il primo incontro del ciclo seminariale dedicato alle riflessioni sulla corporeità nel panorama contemporaneo.

Il prof. Giampaolo Azzoni, ordinario di giurisprudenza presso l’Università di Pavia, è stato nostro graditissimo ospite con un intervento pregnante, che ha approcciato le svariate implicazioni etiche di un quadro teorico che caratterizza il corpo come mezzo, sul quale la volontà umana godrebbe di pieno arbitrio.

A fondo pagina mettiamo a disposizione la registrazione audio dell’incontro assieme ad alcuni estratti da Nomofanie (edito da Giappichelli Editore, 2017), ultimo volume del professore dedicato proprio ai temi qui trattati.

 

L’intervento

Il punto di partenza della lectio è una celebre definizione dalla semiotica di de Saussure: il segno è un alcunché di arbitrario, tra esso e il significato non vige alcuna relazione di necessità. L’elusività di tale rapporto era già stata messa in luce da alcune pagine hegeliane dell’Enciclopedia delle scienze filosofiche, in cui il filosofo tedesco afferma l’arbitrarietà del segno, riconducendolo per questo al tema della libertà; una relazione più stretta tra significante e significato si darebbe nel rapporto simbolo-significato, una differenza che sarà messa particolarmente a frutto da Peirce nella sua semiotica.

L’arbitrarietà presa qui in esame a proposito del corpo, tuttavia, è molto più radicale: nel caso del segno, il significante non dipende dalla libera scelta del soggetto parlante, vi è una semplice assenza di ragioni che giustifichino la scelta del segno “sorella” per denotare quel particolare oggetto. Con il corpo accediamo a un livello superiore di arbitrarietà: esso è completamente a disposizione della volontà individuale; questa prospettiva ben descrive la struttura che attraversa numerose pratiche sociali e biomediche della contemporaneità.

La capienza dell’aula Valent, presso il Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, è stata messa alla prova per questo primo appuntamento del seminario “Luoghi dell’umano”

L’approdo di tale concezione nel corpus giuridico è un evento piuttosto recente. La dottrina giuridica tradizionale, infatti, prevede che nessuno è considerato padrone del proprio corpo; ritroviamo questa concezione romanica nel Codice Civile italiano all’art. 5, che recita sotto il titolo “Atti di disposizione del proprio corpo” come segue: “Gli atti di disposizione del proprio corpo sono vietati quando cagionino una diminuzione permanente della integrità fisica, o quando siano altrimenti contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume (1418).”1)Fonte: http://www.jus.unitn.it/Cardozo/Obiter_Dictum/codciv/Lib1.htm

L’avanzata del principio liberista di autodeterminazione si è affermata nella pratica giuridica in una particolare occasione: benché la legge italiana sul transessualismo permettesse il mutamento dello stato anagrafico solamente in corrispondenza di un cambiamento dei caratteri sessuali primari e secondari, una recente sentenza della Corte di Cassazione ha dato diritto al soggetto ricorrente in appello di determinare in via esclusivamente psicologica la propria appartenenza sessuale, a prescindere dalle sue caratteristiche fisiche.

Ecco che l’arbitrarietà del corpo viene ad incarnare il pensiero del corpo umano nell’era del nichilismo. Riprendendo il lavoro del fenomenologo francese Micheal Henry, l’ente viene privato dei suoi significati caratterizzanti: resistenza e invito.

Azzoni individua due elementi scaturenti dalla logica del corpo arbitrario, che si implicano l’un l’altro: vi è una pervasività dell’immagine del corpo – sublimata nell’oggettivizzazione della nudità, nel “voyeurismo anatomico” e nel fenomeno del close-up – cui segue la sua assenza. L’ossessione anatomica va a braccetto con la visione ravvicinata in opere artistiche che modificano completamente la percezione della forma corporea, causandone la dissoluzione.

“Un corpo vivente, se visto da una distanza troppo ravvicinata”, scriveva Merleau-Ponty nella Fenomenologia della percezione, “diviene un paesaggio estraneo quanto quello lunare”.

Il corpo umano diviene assente nel suo essere progressivamente destinato a una sostituzione, ad opera delle macchine; ma il corpo umano diviene obsolescente dal momento in cui lo si ripensa con svariate integrazioni tecnologiche – e non si tratta dell’unica forma di ibridazione cui stiamo assistendo, come il fenomeno dello xenomorfismo sta a testimoniare, mentre cresce sotto le spoglie teoriche dell’anti-specismo.

Questa concezione ha una storia che affonda le proprie radici nella tradizione del pensiero occidentale. Il docetismo, ad esempio, era giunto a formulare una visione del corpo fisico cristico come apparente, pur di sfuggire alle contraddizioni implicite nel manicheismo. Ma la genealogia del corpo arbitrario risale ancora più addietro fino agli scritti biologici di Aristotele, in cui il corpo è concepito come organon: ciascuna parte è buona in quanto funzionale al compimento di un dato scopo. In Tommaso il corpo è un artificium creato da Dio, e la sarcastica critica voltairiana nella quale “i nasi divengono funzionali a reggere gli occhiali” non fa che collocarsi all’interno del paradigma. Il corpo cade sotto una doppia condizionalità: una oggettiva (un corpo è buono nella misura in cui serve un fine) e una soggettiva (li mio corpo è buono in quanto serve il mio fine specifico).

La domanda che ora sorge spontanea è se la nostra tradizione filosofica abbia sviluppato un’idea del corpo non arbitrario. L’ontologia anti-manichea formulata da Agostino di Ippona risponde affermativamente alla nostra indagine: il corpo è buono in quanto ente, tale e quale come lo troviamo; esso non ha valore perché performa, ma per ragioni intrinseche e strutturali. L’esistente è buono e bello, il male una privatio boni – ogni corpo umano condivide dunque questa felice condizione, manifestandosi come oggetto estetico.

Per rintracciare le aporie teoretiche della concezione arbitraria del corpo, Azzoni ricorre a un’analisi mereologica2)Ho esposto brevemente in un commento all’opera putnamiana Etica senza ontologia (Mondadori 2005) la funzione che la mereologia può esercitare nell’analisi ontologica, sebbene con finalità ed esiti differenti da quelli propugnati in questa sede.: Deleuze e Guattari sviluppano3)Gilles Deleuze e Felix Guattari, L’Anti-Edipo, Mondadori 2002; Gilles Deleuze e Felix Guattari, Millepiani, Orthotes 2017 la tesi “v’è il corpo, ma non vi sono gli organi”, la quale è in aperta contraddizione con un certo eliminativismo affermato fin dai tempi di La Mettrie4)Julien Offrey de La Mettrie, L’uomo-macchina, Mimesis 2015 – che “vi sono gli organi ma non v’è il corpo”, come le moderne tecniche biomediche stanno a testimoniare.

Le tesi mereologiche del corpo umano arbitrario, dunque, sono contraddittorie tanto quanto le evidenze fenomenologiche di pervasività e assenza; ciò dovrebbe persuaderci della debolezza teoretica del paradigma. Secondo la concezione agostiniana, al contrario, il corpo è un intero composto da parti – gli organi –, le quali differiscono tra loro e dal corpo stesso.

La discussione

Riproponiamo ora i momenti salienti della discussione che ha dato seguito all’intervento del professore – uno scambio che ha contribuito a mettere a fuoco i nodi centrali della questione, facendone emergere in più punti l’inevitabile complessità.

Innanzitutto: la strumentalizzazione del corpo ha radice nel dualismo oppure la tradizione dualistica preserva la possibilità di superare tale dialettica? Il mondo contemporaneo trova nella concezione del corpo arbitrario un abito estremamente coerente poiché esso fa già parte integrante della nostra tradizione; non si tratta di un modo di ragionare estrinseco alla tecnica, come si è cercato di dimostrare nell’esposizione del corpo-organon. Appare dunque meno sorprendente che il corpo venga oggi giudicato in base ai risultati che esso raggiunge. La novità di Agostino è affermare radicalmente la dignità di ogni ente: il valore del corpo in quanto tale non pone condizioni prestazionali al riconoscimento della dignità di ognuno. Va notato che il dualismo ha spesso come esito l’inessenzialità del corpo, ed appare dunque difficile poterlo conciliare con l’affermazione della corporeità come oggetto estetico.

Tra gli elementi di criticità della relazione, è emersa la complessità dell’interpretazione di giganti come Aristotele, Agostino o Tommaso. Quest’ultimo, ad esempio, afferma in vari passaggi l’intima connessione tra anima e corpo, dove la prima si manifesta propriamente nel secondo. Troviamo continuità con il De Anima aristotelico, dove lo Stagirita rimarca che non ad ogni anima potrebbe appartenere un dato corpo; la nozione di corpo come organon, invece, ne evidenzia la perfetta fungibilità – e una simile concezione sarebbe da ascrivere principalmente alla plasticità totale dell’atomismo e del meccanicismo cartesiani. In risposta, Azzoni si è concentrato su una cerniera dialettica tipica della tecnica: la debolezza della struttura mezzo-fine è il suo essere aperta all’ambivalenza, poiché un dato mezzo può servire fini completamente differenti. Certo femminismo, ad esempio, intende la tecnologia non come minaccia ma come strumento di emancipazione. Il femminismo sociale si trasforma in femminismo ideologico con il passaggio dalle lotte di genere al Manifesto cyborg5)Donna Haraway, Manifesto Cyborg. Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo, Feltrinelli 1995, per sfociare negli ultimi sviluppi del contemporaneo xenofemminismo come superamento dello specismo.

Le contraddizioni interne alla teoria del corpo arbitrario rimandano principalmente all’inconciliabilità delle tesi mereologiche sopra esposte. Sul piano sociale, tuttavia, una problematica ben nota è quella delle esternalità: il tema della self-ownership, che risale alla tradizione del proto-liberalismo lockiano e agli scritti di Mill, ignora il fatto che l’aggregato delle decisioni individuali può ben portare a risultati che nessuno vuole – una dinamica ben esplorata dal premio Nobel per l’economia Thomas Schelling6)Thomas Schelling, Micromotives and Macrobehavior, W.W. Norton & Company 1978, ma di cui era ben consapevole uno dei pilastri del liberalismo europeo, Benjamin Constant, il quale invocò la necessità di tenere uniti libertà individuali e interesse per la cosa pubblica7)Benjamin Constant, La libertà degli antichi, paragonata a quella dei moderni, Einaudi 2005.

In ultima battuta, il nostro relatore ha ricordato l’ingenuità di certo naturalismo che cerca di arginare le derive del corpo arbitrario con l’affermazione dell’uomo come ente in toto biologico: esso dimentica la natura spirituale in senso hegeliano – cioè culturale – dell’uomo, il fatto che la sua evoluzione non sia mai interamente genetica, e pertanto soggetta alla supervenienza dell’arbitrio umano.

References   [ + ]

1. Fonte: http://www.jus.unitn.it/Cardozo/Obiter_Dictum/codciv/Lib1.htm
2. Ho esposto brevemente in un commento all’opera putnamiana Etica senza ontologia (Mondadori 2005) la funzione che la mereologia può esercitare nell’analisi ontologica, sebbene con finalità ed esiti differenti da quelli propugnati in questa sede.
3. Gilles Deleuze e Felix Guattari, L’Anti-Edipo, Mondadori 2002; Gilles Deleuze e Felix Guattari, Millepiani, Orthotes 2017
4. Julien Offrey de La Mettrie, L’uomo-macchina, Mimesis 2015
5. Donna Haraway, Manifesto Cyborg. Donne, tecnologie e biopolitiche del corpo, Feltrinelli 1995
6. Thomas Schelling, Micromotives and Macrobehavior, W.W. Norton & Company 1978
7. Benjamin Constant, La libertà degli antichi, paragonata a quella dei moderni, Einaudi 2005
Sommario:
  • Introduzione [0:00–5:00]
  • L’arbitrarietà del segno [5:00–9:00]
  • L’arbitrarietà del corpo e il suo sviluppo nella teoria del diritto [9:00–18:00]
  • La fenomenologia del corpo umano arbitrario e il rapporto con il nichilismo [18:00–31:00]
  • La concezione manichea del corpo [31:00–35:00]
  • Genealogia del corpo arbitrario [35:00–43:00]
  • Per un’idea del corpo come fine: Agostino da Ippona [43:00–50:00]
  • Le contraddizioni nella concezione del corpo come organon [50:00–56:00]
  • F. Nietzsche, il post-umano e la sua concezione del corpo [56:00–1:01:00]
  • Sviluppi del dualismo anima-corpo [1:01:00–1:13:00]
  • La complessità della concezione del corpo in Tommaso [1:13:00–1:20:00]
  • I limiti di una rappresentazione schematica del pensiero di Aristotele, Agostino e Tommaso riguardo al corpo [1:20:00–1:43:00]
  • Le contraddizioni della teoria del corpo arbitrario, l’ingenuità naturalistica e altre questioni [1:43:00–2:04:00]

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